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TANZANIA, UN’ARCA DI NOÈ 

Di Fausta Filbier 

 

È l’Africa degli animali. Di leoni, elefanti, gazzelle, giraffe, bufali, zebre, leopardi, coccodrilli….Chi va in Tanzania può essere certo di non mancarne nemmeno uno. Padroni assoluti di un paese con 17 Parchi Nazionali, 3 Riserve della Biosfera riconosciute dall’Unesco, numerose aree di conservazione forestali, marine e naturali, 4 zone umide, pari a più di un terzo del suo territorio (più di 300.000 kmq), una parte molto più consistente rispetto a quella della maggior parte dei paesi più ricchi del mondo. Senza contare i 6 siti patrimonio mondiale Unesco, tra cui il Parco Nazionale Kilimangiaro e il Serengeti, l’area di conservazione dello Ngoro Ngoro, il centro storico di Stone Town, a Zanzibar. 

Un viaggio in questo pezzo di Continente Nero garantisce un’immersione in una natura da record: qui hanno le sorgenti due dei maggiori fiumi del mondo, Nilo e Congo, qui sono il lago Vittoria, il più grande d’Africa e terzo nel mondo, e il Tanganica che, con i suoi 1.435 metri, è tra i più profondi. Di qui passa la Great Rift Valley, quella grande fossa tettonica che va dai 30 ai 100 km di larghezza ed è profonda da qualche centinaio a parecchie migliaia di metri, fiancheggiata da montagne come il Kilimangiaro, con i suoi 5.895 metri più alta vetta del continente, il Meru (4.566 metri) e il cratere del vulcano Ngoro Ngoro che, con i 20 km di diametro e 700 metri di profondità, è tra i maggiori al mondo. Il turismo naturalistico qui non è solo osservazione della fauna, ma dà un contributo fondamentale al pil dello stato (il 10 %). Oggi la Tanzania è il luogo migliore per un safari africano, perché sono garantiti non solo l’avvistamento degli stranoti Big Five (leone, bufalo, elefante, rinoceronte, leopardo), ma quello di milioni di ungulati in perenne ricerca di acqua e pascoli. Un’immensa concentrazione di animali, tra le più grandi al mondo, che fa della Tanzania un permanente immenso zoo naturale. 

 

Prima tappa Arusha, piccola città a quota 1.400 ai piedi del monte Meru, e cuore indiscusso dei parchi del nord della Tanzania, tutti nell’arco di 250 chilometri. Il più vicino, il Parco Nazionale di Arusha, a una quarantina di chilometri, merita un’escursione in giornata. Il paesaggio è molto bello e se il cielo è limpido la vista sul Monte Kilimangiaro è spettacolare. Qui si entra subito nel mondo degli animali: si incontrano giraffe, ippopotami, elefanti, bufali, scimmie colobus bianche (endemiche del parco) e fenicotteri rosa vicino ai Laghi Momella.  

 

Si cambia panorama e si raggiunge il Parco di Tarangire, meno celebre, ma uno dei più belli per la sua varietà di paesaggi: dal terreno collinare alle dorsali pietrose, agli stagni, passando per le aree ricche di acacie. Questo è il regno di branchi di elefanti di oltre 400 esemplari, di leoni, leopardi, ghepardi, bufali, ma anche di animali rari come taurotraghi e gerenuk (due specie di antilopi), oltre a 300 specie di volatili e uccelli acquatici, e grossi pitoni. Con una sorpresa: la grande quantità di baobab. Proprio accanto, il Lago Manyara, un Parco Nazionale piccolo (352 kmq) dove però si confondono fiumi, laghi, foresta tropicale e savana arbustiva. Un ambiente molto vario e ricco di fauna tanto che, durante i safari non servono binocoli. Gli animali sono così numerosi che si ha l’inquietante impressione di essere circondati. Attenzione però: se si vogliono avvistare i leoni, si deve guardare in alto. Perché in questo parco i re della giungla, infastiditi dalle mosche particolarmente numerose, non se ne stanno acquattati nella savana, ma si riposano sui rami più grossi delle acacie.  

 

Il Parco Nazionale del Serengeti è a una manciata di chilometri a nordovest. Le infinite pianure ondulate definiscono perfettamente il significato del suo nome in lingua masai (Serengenget o Siringitu): il luogo dove la terra non finisce mai. Un ecosistema spettacolare vasto 14.763 kmq dove si muovono milioni di animali sempre alla ricerca d’erba e di prede. Qualche cifra? Più di 2 milioni di gnu, 1 milione di gazzelle di Grant e Thomson, 300.000 zebre, 90.000 impala, 82.000 bufali, 20.000 eland, 12.000 giraffe, 7.000 elefanti, 6.000 iene, 3.000 leoni, 500 ghepardi e 100 rinoceronti. Qui i giorni trascorrono con ritmo lento, quasi ipnotico, tra fotosafari all’alba, di giorno e di notte… E in ogni area di vegetazione si incontrano animali diversi: dalla savana erbosa priva di alberi, regno di zebre, gnu, gazzelle, ghepardi, leoni, alla savana arbustiva, dominata dalle acacie a ombrello dove si avvistano leopardi, giraffe, dik dik e un’infinità di uccelli, fino alle pozze d’acqua con i coccodrilli che si crogiolano al sole e gli ippopotami.  

 

L’immensa caldera del Ngoro Ngoro Crater da sola vale il viaggio. Pareti alte 700 metri con un diametro di 18 chilometri, risale all’attività vulcanica degli ultimi 25 milioni di anni e conserva al suo interno la maggiore densità di fauna selvatica della terra (25.000 animali di grossa taglia),  rappresentata da quasi tutte le specie. Un’Arca di Noè africana con uno degli scenari più grandiosi del Continente: il panorama dall’alto è indimenticabile, così come è emozionante scendere i ripidi fianchi e passare, in una manciata di minuti, dal clima freddo e nebbioso al caldo secco del fondo con il suo lago salato.  

 

Da qui gli appassionati di trekking possono spingersi fino ai vicini crateri di Oloti ed Empakaai. Oppure salire sul cono perfetto dell’Ol Doinyo Lengai, ultimo vulcano ancora attivo della Tanzania, sacro ai Masai, che lo chiamano Montagna di Dio. Spettacolare per le sue eruzioni a bassa viscosità e temperatura: la lava, scura come il fango, vira poi al bianco appena entra in contatto con l’acqua del vicino Lago Natron. Un magma freddo a base di carbonato di sodio e potassio, che sono poi la causa della salinità del lago. A ridosso della Rift Valley, mostra acque rosse che raggiungono a stento i 3 metri di profondità. È l’unico luogo di riproduzione per circa 2 milioni e mezzo di fenicotteri minori, specie endemica e rara minacciata di estinzione, che si nutrono di una micro alga (Spirulina platensis) di colore blu-verde, con pigmenti rossi. È quella che colora le acque e il piumaggio dei fenicotteri. I predatori qui non riescono a raggiungere i nidi: il sole può scaldare i fanghi fino a 50 gradi, mentre l’elevata alcalinità rende l’ambiente caustico e difficile da sopportare, eccetto che per i fenicotteri e una specie di pesce particolare, la Oreochromis alcalica. Un luogo che non sembra di questo mondo.